giovedì 19 maggio 2016

A MILANO LA FIERA SULLA TECNOLOGIA PROFESSIONALE

Milano ha già ospitato lo scorso anno il 3D Print Hub, fiera interamente dedicata alla stampa 3D; quest’anno l’evento si ripete, proponendosi in veste ancora più in grande: dal 7 al 9 giugno Milano ospiterà il Technology Hub, un’incubatore dei settori che in ambito tecnologico risultano quelli con maggior tasso di crescita a livello mondiale, segnando un +4% rispetto al già importante incremento del 2014. E’ uno dei più grandi eventi in Italia dedicati alla tecnologia in campo professionale, una grande opportunità per rimanere aggiornati sulle più recenti innovazioni per il futuro. Gli ‘Hub’ appunto, o settori, portati all’interno della fiera riguarderanno droni, materiali, elettronica e IoT (internet delle cose), robot e ovviamente stampa 3D e tecnologie di manifattura additiva.

3D PRINT HUB E ADDITIVE MANUFACTURING HUB
Come si sta evolvendo il settore della stampa 3D professionale? In che modo è in grado di rivoluzionare i tradizionali processi produttivi? La lente d’ingrandimento cade su questi aspetti e attraverso la fiera si darà risposta a questi e ad altri quesiti connettendo il mondo imprenditoriale con i fornitori di tecnologie. All’interno di 3D Print Hub e Additive Manufacturing Hub sarà presente tutto ciò che riguarda il mondo della stampa tridimensionale, quindi:
stampanti 3D desktop;
materiali;
plastica: ABS, PLA, PET, poliuretano, nylon e altre resine;
tecnologia additiva Fused Deposition Modeling (FDM), Plastic Jet Printing (PJP), Stick Deposition Moulding (SDM), Digital Light Processing (DLP), Continuous Liquid Interface Production (CLIP), ecc;
scanner 3D;
software di simulazione, modellazione, progettazione tridimensionale;
accessori per la stampa e la scansione 3D;
service;
nuovi servizi per la stampa 3D desktop e industriale.
Il tutto riferito ai vari campi di applicazione, che spaziano dal settore dell’edilizia a quello della meccanica, dal dentale a quello delle calzature.
TECHNOLOGY HUB – CONVEGNI
Per tutta la durata di Technology Hub si alterneranno workshop e convegni, di cui molti dedicati proprio alle tecnologie di stampa 3D. Tra i tanti eventi in programma, ve ne segnaliamo due in particolare:

Fabbricare con la stampa 3D
Più che un convegno è una pura dimostrazione di come arrivare alla produzione di un oggetto definitivo, pronto per l’impiego, partendo da un modello digitale. L’area dimostrativa sarà divisa in tre zone. Nella prima è operativo un computer sul quale girano i programmi necessari per la stampa 3D, dal CAD che ha costruito il modello dell’oggetto da stampare ai software necessari per la sua conversione nel linguaggio adatto per pilotare la stampante e per il controllo dei file. Nella seconda zona è operativa una stampante 3D industriale, collegata direttamente con il PC. Non stampa direttamente il prototipo ma, per dimostrare nel dettaglio un tipico flusso industriale, realizza lo stampo che poi viene montato su una tradizionale pressa a iniezione presente nella terza zona dell’area dimostrativa. Mediante questa pressa si ottengono oggetti definitivi con i materiali standard della tecnologia a iniezione, che possono essere immessi direttamente sul mercato o usati come pre-serie. Ognuna di queste zone sarà pienamente operativa per tutta la durata della fiera. Non solo: esperti di modellazione, stampa 3D e stampaggio a iniezione sono a disposizione dei visitatori per rispondere a ogni domanda legata alla manifattura additiva. Previsti anche interventi di stampisti che hanno già adottato questa tecnologia, che consente loro di integrare con uno strumento in più la loro attività tradizionale. 

Additive manufacturing talks
Sarà l’appuntamento conclusivo di Technology Hub e si terrà il 10 giugno a Milano presso il Vodafone Theatre. Tra i vari argomenti trattati, uno dei più interessanti sarà sicuramente quello riguardante il vetro trasparente prodotto con tecnologia additive manufacturing, e si focalizzerà sulla presentazione di una stampante 3D ad estrusione unica nel suo genere, in grado di stampare componenti in vetro. La piattaforma si compone di elementi modulari in grado di operare alle temperature elevate necessarie per lavorare il vetro dallo stato fuso fino al prodotto finale ricotto. L’evento sarà a cura di Peter Houk, Massachusetts Institute of Technology (Mit), Boston e Giorgia Franchin, Università degli Studi di Padova

LUOGO: fieramilanocity – Padiglione 3
DATA: 7 – 9 giugno 2016
ORARIO: 9.30 – 17.30
INGRESSO: Porta Colleoni, Gate 4, Viale Scarampo

Ingresso a pagamento
Reception: 25,00 euro. Biglietto acquistato in reception, valido 1 giorno, 1 ingresso
Online: 15,00 euro. Biglietto acquistato con il pre-accredito online, valido 1 giorno, 1 ingresso 

Parcheggi a pagamento
Sono a disposizione dei visitatori 600 posti auto sul tetto del padiglione 4. La tariffa è di 14 euro al giorno, ridotta a 8,5 euro dopo le 14.00.

Ingresso Studenti:
Gli studenti universitari esibendo alla biglietteria la tessera universitaria (o un documento che attesti l’iscrizione all’università) hanno diritto ad un ingresso omaggio. Resta obbligatoria la compilazione di una scheda di registrazione cartacea alla biglietteria.

Ciò che ci aspettiamo da Technology Hub è sicuramente una grande partecipazione e tante, tante novità in ambito di stampa 3D.

FONTE: STAMPA 3D

lunedì 9 maggio 2016

L'intelligenza artificiale ha imparato la creatività?

Un gruppo di ricercatori alla Future University di Hakodate, in Giappone, ha recentemente realizzato una IA capace di scrivere romanzi, la cui opera è stata addirittura accettata all’interno di una prestigiosa competizione letteraria, il Premio Hoshi Shinichi. Il testo è stato purtroppo eliminato al secondo girone, ma il semplice fatto che sia stato accettato suggerisce come le intelligenze artificiali stiano lentamente diventando capaci non solo di giocare perfettamente a Go, ma anche di emulare in tutto e per tutto la creatività umana.
Il gruppo, guidato dal professore di informatica Hitoshi Matsubara, ha tuttavia dato una mano alla propria macchina durante il processo di scrittura. Gli scienziati hanno infatti prima assegnato un sesso al protagonista, sviluppato una versione rudimentale della trama ed infine realizzato una lista di parole e frasi da includere all’interno del testo. Il lavoro della IA è stato poi quello diassemblare queste risorse in un testo che non fosse solo comprensibile, ma anche interessante e coinvolgente.
Il risultato è stato un breve romanzo intitolato “Konpyuta ga shosetsu wo kaku hi”, rozzamente traducibile in italiano come “Il giorno in cui un computer scrisse un romanzo”, la cui trama parla di un’intelligenza artificiale che decide di abbandonare le proprie responsabilità nei confronti dell’umanità dopo aver scoperto il proprio talento nella scrittura.
Il Premio Letterario Hoshi Shinichi non aveva mai accettato opere scritte da macchine prima d’ora: degli oltre 1450 romanzi che hanno partecipato alla competizione, ben 11 erano stati realizzati da intelligenze artificiali. Ai giudici ovviamente non è stato rivelato quali tra queste opere erano state scritte da macchine e quali invece da esseri umani.
Nonostante “Konpyuta ga shosetsu wo kaku hi” sia riuscito a superare il primo girone, il romanzo è stato infine eliminato in quanto, stando a quanto dichiarato dal giudice Satoshi Hase, la storia era ben strutturata ma i personaggi mancavano di profondità.

FONTE: GIZBLOG.IT

martedì 27 ottobre 2015

FABTOTUM: la 3D multifunzione

Stampa, fresa e scanner in un colpo solo: la storia di Fabtotum è un successo, italiano, che si è annunciato sul nascere.
Per nutrire il proprio progetto di sistema multifunzione per la produzione personale di oggetti, la società di Tribiano, alle porte di Milano, si è affacciata al mercato con una proposta di crowdfunding su Indiegogo. Lo ha fatto chiedendo 50mila dollari e ottenendone 569mila. A questi vanno aggiunti 430mila euro da un gruppo di angel.
Fatta da 15 persone, metà dedite alla manifattura, metà a progettazione e vendita, la Srl ha a capo dello sviluppo Marco Rizzuto e Giovanni Grieco, dottori in architettura, Andrea Celani e Alfredo Marinucci, ingegneri. Freschi di laurea, si sono messi in testa di realizzare un sistema difabbricazione personale completo di stampante, scanner e fresatrice, con 5 assi a disposizione.
L’idea è piaciuta al mercato. Lo conferma non solo la resa finanziaria del progetto ma anche il fatto che coloro che sono già utenti stanno creando terze parti da aggiungere alla macchina.

La Fabtotum esiste anche in versione rossa e bianca
La Fabtotum esiste anche in versione rossa e bianca
La Fabtotum è un cubo di 36 centimetri, con area di stampa di 24 X 21 x 21, che utilizza PLA e ABS, con una testina che arriva a 230 gradi, e che viene governata da un software con interfaccia Web, via Wifi.
La produzione è iniziata a settembre dello scorso anno e sono già stati prodotti prodotti 250 esemplari, destinati alle donazioni (in ottica crowdfunding, chi finanzia non compra la macchina, ma se la fa donare quando è pronta). Ma se ne vendono quotidianamente, dal momento in cui è terminata la campagna di raccolta fondi, tramite il sito, su cui si può ordinarla a prezzo speciale di 999 euro (iva compresa), mentre lo street price sarà di 1.299 euro.
A Tribiano lavorano alacremente, ma per averla bisogna attendere due mesi. È già stata venduta in 63 paesi. Prevalentemente è stata spedita negli Usa, ma ora cresce il mercato nazionale.
La macchina è fatta al 70% in Italia, la restante componentistica arriva dall’Asia. Le scocche sviluppate con una società di Bergamo che sviluppa per l’automotive.
Nelle idee dei suoi creatori, però, la soluzione deve aderire alla logica low cost e sposare soluzioni tecnologiche semplici. Quindi non ha un display, ma un Linux box interno con memory card da 8 Gb che governa la macchina.La scheda di potenza è derivata da Arduino. La superficie d’appoggio riceve varie testine. Il piatto è ibrido. Lo scanner ha una camera da 5 megapixel.
In ottica commerciale, Fabtotum è già un marchio depositato in USA, è partner Autodesk e ha avviato contatti per la distribuzione in catene del retail.
FONTE: 3DPRINTING

giovedì 14 maggio 2015

C.H.I.P. IL MINI PC DAL MINI PREZZO

Nuova board di sviluppo in arrivo dal costo decisamente "cheap": un prodotto minimale che gli sviluppatori descrivono come un computer ma che somiglia a un parente molto povero di Raspberry Pi
Roma - Una nuova campagna di crowdfunding chiede agli utenti contributi monetari per larealizzazione di CHIP, schedina di sviluppo ARM dal costo più che economico di 9 dollari con velleità da computer e dimensioni più che compatte. Gli sviluppatori chiedevano 50mila dollari per iniziare, dopo poche ore il dnaro raccolto ammonta già a quasi 700mila dollari.
CHIP è "il primo computer da 9 dollari al mondo", annuncia trionfante la presentazione della campagna di raccolta fondi, e per computer nel caso si intende una CPU SoC ARM Allwinner A13 da 1 GHz, 512 Megabyte di RAM, 4 GB di storage, connettività WiFi/Bluetooth, uscita video composita.Con un esborso aggiuntivo di 10 o 15 dollari, gli utenti interessati potranno acquistare un adattatore per connettere la schedina a un display analogico (VGA) o digitale (HDMI). E per chi invece non avesse a disposizione display e periferiche di input (tastiera) esterni, il team propone una sorta di clone particolarmente sgraziato di un vecchio BlackBerry chiamato Pocket Chip.


Pocket Chip costa 49 dollari e include un display da 4,3" (470x272 pixel), tastiera QWERTY fisica e una batteria capace di alimentare il dispositivo per cinque ora di fila. Un autentico affare, in sostanza, per chi è stanco del solito PC x86 o non sa che farsene di Raspberry Pi e prodotti similari.
CHIP sarà in grado di far girare un sistema operativo completo (Debian Linux) con tanto di software di produttività, applicativi e "videogiochi", promettono gli sviluppatori, e le prime unità saranno disponibili a partire da maggio del prossimo anno: anticipando 150 dollari, invece, si potrà avere accesso a una alpha del prodotto già da settembre 2015.

FONTE: PUNTOINFORMATICO

sabato 11 aprile 2015

FATTURAZIONE ELETTRONICA

Da oggi, tutte le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali italiane potranno ricevere e pagare esclusivamente fatture elettroniche in formato strutturato e firmate digitalmente. L’obbligo della fatturazione elettronica verso la PA - già obbligatoria dallo scorso 6 giugno per oltre 9.050 enti pubblici della PA centrale, ovvero Ministeri, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Avvocatura dello Stato, Agenzie Fiscali, Enti Nazionali di Previdenza e Assistenza sociale, Forze di Polizia ad Ordinamento Civile e Militare, Istituti di Istruzione Statale – a partire dal 31 marzo 2015 viene estesa anche ad altri circa 12.450 enti, ovvero Regioni, Province, Comuni, Università, Enti della Sanità ecc.
Una rivoluzione che coinvolge complessivamente circa 21.500 enti pubblici e 46.076 uffici. Ad oggi, sono circa 2,2 milioni le fatture elettroniche già veicolate dal Sistema di Interscambio, ma si stima che a regime, saranno circa 50 milioni quelle scambiate tra la Pubblica Amministrazione e i suoi circa 100 mila fornitori abituali a cui aggiungono 1,8 milioni di fornitori occasionali, per un valore complessivo dell’acquistato pari a 135 miliardi di euro ogni anno.
L’obbligo di fatturare in modalità elettronica a tutte le PA del nostro Paese non significa solo allegare una qualsiasi file-fattura a una email o a una PEC, invece che spedirla. Significa per i fornitori della PA, produrre un file in formato elettronico strutturato, firmato digitalmente, da conservare a norma in elettronico obbligatoriamente per 10 anni; per le PA, ricevere un XML firmato da integrare nei sistemi contabili e da gestire con Workflow approvativi digitali, per poi portarlo in conservazione digitale a norma per 10 anni.
Tale procedura consente alla Pubblica Amministrazione un risparmio di circa 17 euro per ogni fattura ricevuta: 14 euro a fattura grazie alla riduzione dei costi di manodopera, visti i minori tempi di gestione tra protocollazione, recupero documenti, riconciliazione, approvazione e registrazione; altri 3 euro a fattura grazie all’eliminazione dei costi di gestione e archiviazione. Anche per i fornitori della PA si stimano benefici importanti, compresi tra 6 e 8,5 euro per ogni fattura, nello specifico 4-5 euro a fattura grazie alla riduzione dei costi della manodopera per attività di stampa e imbustamento, relazione con la PA e conservazione, 2-3,5 euro a fattura per la riduzione dei costi riconducibili a materiali consumabili e riduzione dello spazio occupato.
E la fatturazione elettronica è solo l’inizio del percorso. La completa digitalizzazione del ciclo dell’ordine, con la piena integrazione e dematerializzazione dei documenti, porterebbe benefici economici molto superiori: si stima una riduzione del costo del processo compresa tra 25 euro e 65 euro a ciclo, dall’avvio dell’ordine alla chiusura del pagamento.
Complessivamente, l’introduzione della fatturazione elettronica consentirà un beneficio economico di circa 1 miliardo di euro l’anno per la Pubblica Amministrazione italiana, grazie alla riduzione dei costi di esecuzione delle attività, alla migliore accuratezza del processo, alla riduzione degli archivi di documentazione fiscale all’abbattimento dei tempi di esecuzione dei processi. Sono da aggiungere circa 500 milioni di euro di risparmi legati all’aumento di produttività delle imprese che fornitori della PA, per un beneficio economico complessivo pari a 1,5 miliardi di euro. I risparmi però potrebbero crescere fino a 6,5 miliardi di euro l’anno, se da questo primo step si riuscisse a raggiungere la digitalizzazione dell’intero ciclo procure to pay della Pubblica Amministrazione. Arrivando fino a 60 miliardi di euro nell’ipotesi della digitalizzazione completa del Ciclo Ordine-Pagamento di tutte le imprese italiane.
Sono alcuni dei numeri presentati questa mattina dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano in occasione del convegno “31 Marzo 2015 - Fatturazione Elettronica: ultima chiamata!” tenutosi a Bologna, presso la sede della Regione Emilia Romagna, un’occasione di confronto tra PA, istituzioni e imprese sull’argomento.

FONTE: LA STAMPA

martedì 24 marzo 2015

12 COSE CHE (FORSE) NON SAI SU WHATSAPP

1. WHATSAPP è stato fondato nel 2009 da Jan Koum: la prima versione fu un mezzo fallimento e Koum voleva abbandonare il progetto, ma il co-fondatore Brian Acton lo convinse a resistere. Aveva ragione: WhatsApp è diventato in pochi anni il servizio di messaggistica più usato al mondo e a febbraio del 2014 è statocomprato da Facebook per 19 miliardi di dollari (di questi, quasi 7 sono andati a Koum).

2. 30 MILIARDI DI MESSAGGI al giorno passano da WhatsApp. Strano ma vero, vi lavorano solo 55 persone (di cui 32 ingegneri).

3. 700 MILIONI DI ISCRITTI ATTIVI, è il patrimonio recordo di WhatsApp a gennaio 2015, più di qualunque altro servizio di messaggistica. Gli ultimi 100 milioni sono arrivati in soli 4 mesi: a ottobre gli utenti erano 600 milioni.

4. L'INDIA È IL PAESE CON PIÙ UTENTI, con 70 milioni di persone comunicano via WhatsApp.

5. QUANTI MESSAGGI HAI INVIATO E RICEVUTO via WhatsApp? Scoprirlo è facile: dalle impostazioni, vai su account e su utilizzo rete: lì è scritto il numero di messaggi scambiati e anche i megabyte di traffico generato dall'avvio del servizio con quell'account.

6. PER NON CONSUMARE traffico dati bisogna disattivare il download automatico delle foto e dei video. È un'opzione delle impostazioni chatleggermete diversa a seconda che lo smartphone sia un iPhone (auto download file multimediali) o un Android (download automatico media). L'opzione si può disattivare o impostare per il download solo con rete wi-fi disponibile.

7. A CHE ORA È STATO LETTO IL MESSAGGIO? Per saperlo bastacliccarci sopra e fare scorrere verso sinistra: appariranno l'ora di consegna e di lettura.

8. SECURITY: DAVID CAMERON HA PROMESSO che se dovesse essere rieletto, a maggio, bloccherà WhatsApp e servizi analoghi, come iMessage e FaceTime, che non possono essere controllati dalle agenzie di intelligence. E WhatsApp ha rischiato anche di essere bloccato in Brasile a causa del rifiuto dell'azienda di collaborare a un'indagine di polizia.

9. PER LA RICERCA SCIENTIFICA: fino a luglio 2014 era possibile donare i messaggi di WhatsApp alle università di Berna, Zurigo e Neuchâtel, per il progetto "What’s up, Switzerland?" sullo studio dei linguaggi utilizzati nei messaggi.

10. TELEFONARE GRATIS CON WHATSAPP, come con Skype. La sperimentazione è partita, ma attenzione perché non è detto che convenga a meno che non avvenga via wi-fi. Se invece si utilizza il traffico dati delle reti cellulari 3G o 4G, potrebbe costare caro.

11. PESCI D'APRILE: c'è una app che permette di creare false conversazioni di WhatsApp... È Whats Fake, e può essere divertente o... pericolosa!

12. KOUM, EMIGRATO NEGLI USA DALL'UCRAINA, ha scelto di firmare l’accordo con Facebook nell’ex edificio dei servizi sociali dove un tempo andava a fare la fila per avere i buoni alimentari. La sua fortuna? Studiare informatica (da autodidatta), essere accolto in una banda di hacker ed essere poi assunto da Yahoo.


FONTE: FOCUS

domenica 15 marzo 2015

DA IBM IL KIT PER CONNETTERE "LE COSE"




L'Internet delle cose diventa 'fai da te'. Arm e Ibm hanno infatti presentato un kit che in pochi minuti consente di avere un oggetto connesso. 'Mmbed IoT Starter Kit', questo il nome, è pensato per chi ''non ha esperienza specifica nello sviluppo Web'', si legge in una nota, ''perché fornisce una piattaforma per imparare e creare prototipi funzionanti''. Il kit contiene due pezzi: una scheda madre e un controller. Via cavo ethernet è il collegamento a internet e a BlueMix, la nuvola di Ibm.

 © ANSA

La scheda madre ha processore Cortex-M4F di Arm, mentre il controller è una scheda con un display Lcd da 128x32 pixel, un joystick, sensore di temperatura, accelerometro e poteziometro. Le due schede si collegano e possono essere connesse a internet via Ethernet e al computer via Usb.
Con il kit, non ancora in vendita, Arm e Ibm puntano a entrare nel promettente mercato dell'internet delle cose. Stando agli analisti di Gartner, nel mondo quest'anno si useranno 4,9 miliardi di oggetti connessi, una cifra destinata a salire a 25 miliardi entro il 2020.

sabato 21 febbraio 2015

NUOVE STRATEGIE SONY

Sony sta prendendo in considerazione l'idea di uscire dal mercato mobile e da quello TV per salvaguardare il futuro della compagnia intera. L'amministratore delegato Kazuo Hirai ha annunciato agli azionisti il nuovo piano di crescita triennale, che prevede il focus su tre divisioni: PlayStation, Sony Pictures e i sensori per smartphone, di cui Apple è uno dei clienti più importanti. Una strategia che dovrebbe portare Sony a generare 500 miliardi di yen (3,7 miliardi di euro) nell'anno fiscale 2017/2018, ma non priva di potenziali crepe.
Ad esempio, la divisione sensori. L'idea che Apple continui a usare fotocamere Sony per i suoi iPhone è affascinante, ma deve scontrarsi con la possibilità che l'azienda di Cupertino passi a un altro fornitore o decida di realizzarli "in-house", da sé. Questa seconda ipotesi, però, è meno scontata perché ci vorrebbero tempo e molti investimenti per raggiungere la stessa qualità degli attuali sensori Sony, usati da molte altre aziende come Xiaomi. Per convincere Tim Cook e soci che Sony sia la scelta giusta, la compagnia deve continuare a rinnovarsi costantemente.

PlayStation è una delle divisioni più floride di Sony. Sin dal lancio a novembre 2013, la console casalinga PlayStation 4 è in vetta alle classifiche di vendita e solo recentemente Xbox One si è dimostrata un avversario alla pari. La società giapponese, sin dall'E3 2013, è riuscita a comunicare in sintonia con gli utenti: una console per giochi e nient'altro. Una manovra di marketing che ha spinto 19,9 milioni di unità ai rivenditori (sell-in), secondo i dati più recenti. Dove il marchio PlayStation, però, vacilla è il mercato mobile, sia inteso come applicazioni per smartphone e tablet che come console portatili. Che PlayStation Vita sia solo una bella piattaforma per i giochi indie (molti dei quali disponibili su PC da più tempo) non è una notizia di oggi né lo è che il 3DS, pur anch'esso con qualche scricchiolio, sia il riferimento per i videogiocatori che vogliono una console da trasporto ricca di contenuti videoludici.
Kazuo Hirai, però, nè è sicuro: si riparte da qui, dai tre business che generano profitti. Per fare ciò, Hirai si è detto pronto a tralasciare sia la divisione mobile che quella TV, in crisi. A precisa domanda di un azionista, il CEO di Sony ha dichiarato che non è "escluso considerare una strategia di uscita". Sony Mobile potrebbe essere ridimensionata o direttamente venduta. Negli ultimi anni, Sony ha commercializzato due top di gamma ogni anno. Una strategia molto costosa alla luce soprattutto di vendite commerciali deludenti sia per i top di gamma, ultimo l'Xperia Z3, che per la fascia bassa. In Europa, la situazione non è "morta".
Secondo i dati di IDC sull'ultimo trimestre del 2014, Sony è il terzo marchio per diffusione, seconda solo a Samsung e Apple e superiore a HTC, LG e Nokia/Microsoft. Detiene il 10,4 per cento del mercato, in leggero calo rispetto al 10,8 per cento del 2013, ma sono aumentati gli smartphone spediti del 2,7 per cento. Numeri che, però, sono insufficienti per puntare tutto sulla divisione Mobile, che genera perdite da molti trimestri a questa parte e non dovrebbe fare diversamente a marzo, quando la società annuncerà i suoi risultati dell'anno fiscale in chiusura.

FONTE: IBTIMES


giovedì 29 gennaio 2015

PASSWORD? 123456

La password più usata nel mondo nel 2014 si conferma '123456', con al secondo posto 'password' e al terzo '12345' che ha scalzato 'qwerty'. Lo afferma, sulla base di circa 3,3 milioni di parole chiave 'hackerate' e poi rese pubbliche, l'azienda specializzata Splashdata.

Nella 'top 25' ci sono poche novità rispetto alla scorsa rilevazione: new entry l'uso di supereroi come Batman e Superman fino alla combinazione, considerata poco sicura, '696969'; 'iloveyou' va fuori dalla classifica.
Come negli anni passati, sottolinea la compagnia, le combinazioni numeriche molto semplici rimangono le preferite dagli utenti, occupando 9 delle prime 25 posizioni.

«La cattiva notizia della mia ricerca è che le password usate quest'anno per la maggior parte sono le stesse utilizzate negli anni precedenti - sottolinea Mark Burnett, uno degli autori -. La buona è che sembra che più utenti stiano evitando di usarle. Nel 2014 le prime 25 password sono state usate dal 2,2% del campione, un numero ancora alto ma comunque il più basso rispetto agli anni recenti».

Intanto, tra i consigli per evitare il furto della propria password c'è quello di usare un antivirus aggiornato sul computer, cambiare frequentemente le password più importanti, fare attenzione a non lasciare il pc incustodito e non protetto se usato in luoghi pubblici o in ufficio, diffidare da chi afferma di poterti entrare nel computer quando vuole, evitare l'opzione "ricorda password" se si utilizza un computer non proprio.

venerdì 16 gennaio 2015

CARTELLONI PUBBLICITARI IN 3D


Stanno per arrivare i cartelloni pubblicitari in 3D, che potrebbero essere sul mercato a partire dal 2016. Questo grazie alla tecnologia descritta sulla rivista Optics Express e messa a punto grazie alla collaborazione fra il Politecnico di Vienna e la start-up austriaca TriLite. Per ora si tratta solo di un prototipo ma i ricercatori si mostrano fiduciosi di poter superare tutte le difficoltà tecniche in breve tempo.
Come riporta l’Ansa, la tecnologia si basa su un sistema di laser orientati in più direzioni in modo ‘capillare’, che permette di creare un effetto tridimensionale visibile senza l’aiuto degli occhiali. Il segreto per creare le pubblicità che ‘bucano’ il cartellone è nel Trixel (3D-Pixel), ossia ‘punti’ costituiti da una luce laser e uno specchietto mobile.

«Lo specchio – ha spiegato Ulrich Schmid, uno dei responsabili del progetto – dirige i raggi laser attraverso il campo visivo, da sinistra a destra, e durante il movimento l’intensità del laser è modulato in modo che diversi laser flash vengono inviati in diverse direzioni».
L’effetto 3D è visibile solo a un certo intervallo di distanze, altrimenti l’immagine risulterà piatta, ma la tridimensionalità è visibile a 360 gradi attorno al pannello e può essere ‘sintonizzata’ a varie distanze. L’effetto è visibile anche in pieno sole e i cartelloni potrebbero visualizzare anche più di un annuncio a seconda dell’angolazione da cui si osserva il cartellone.
FONTE : ENGAGE.IT

venerdì 9 gennaio 2015

HIRIS l'orologio intelligente tutto italiano

La tecnologia italiana piace anche negli Stati Uniti. In particolare alla fiera più importante del pianeta, il Ces di Las Vegas. Molto interesse ha suscitato Hiris, un orologio esagonale che conta i passi, le calorie bruciate, la temperatura e molto altro per migliorare il


proprio stato di salute. E che attraverso un'app può adattarsi alle necessità di chi lo utilizza. A svilupparlo è stata Circle Garage, una start up genovese incubata al'I3P del Politecnico di Torino.
OROLOGIO INTELLIGENTE. Il dispositivo rilascia feedback tattili a seconda delle operazioni per cui è stato impostato e ha applicazioni che vanno dall'uso quotidiano allo sport, dalla riabilitazione 



all'enterteinment. Si è aggiudicato la prima Smart Home Hackathon, competizione fra giovani innovatori sul tema della casa connessa, con una applicazione per collegarsi alla tecnologia di casa: dal controllo della temperatura del termostato all'accensione delle luci attraverso un solo movimento del polso.

FONTE: LETTERA 43

giovedì 1 gennaio 2015

NEO DETECTIVE VIA WEB

Non sempre un assassino viene scoperto e assicurato alla giustizia dalle forze di polizia. A volte, purtroppo, succede anche che a finire in carcere siano degli innocenti. Ma si possono risolvere i crimini e correggere gli errori dei poliziotti che indagano, affidandosi alla “saggezza della folla”? Ne è convinto Colin Heilbut, fondatore di CrowdSolve , una piattaforma che vuole trasformare gli internauti in detective per scovare chi ha commesso delitti.
Un po’ come nella trasmissione “Chi l’ha visto?” che conta sulla partecipazione attiva del pubblico televisivo per far luce su casi irrisolti e su inchieste in corso. In questo programma, i telespettatori sono invitati a dare indicazioni e fare segnalazioni tramite telefono o inviando fax e lettere su fatti di cronaca nera come per l’omicidio di Yara Gambirasio o, più recentemente, del piccolo Loris Andrea.
CrowdSolve chiede, invece, la collaborazione degli utenti web. L’idea prende spunto dal grande successo ottenuto dalla serie radiofonica in podcast “Serial ”. Milioni di americani si sono appassionati a discutere della vicenda di Hae Min Lee, studentessa di un liceo di Baltimora, assassinata nel 1999. Per questo crimine è stato arrestato e condannato il suo ex-ragazzo Adnan Syed che, però, si dichiara innocente.
Colin Helibut pensa che l’interesse di massa dimostrato per “Serial” possa essere sfruttato per aiutare le persone che negli Stati Uniti sono ingiustamente detenute. Secondo Innocence Project , sono circa 40mila, una quota stimabile tra il 2,3-5% dell’attuale popolazione carceraria.

Per potersi occupare di casi controversi è necessario recuperare e acquisire i fascicoli presso l’amministrazione giudiziaria, sostenendo delle spese. CrowdSolve intende raccogliere denaro per poter portare avanti la sua iniziativa e realizzare il suo progetto. Come? Rivolgendosi al popolo della rete attraverso una campagna promossa sul sito di crowdfunding IndieGoGo. Chiunque può contribuire, con piccole o più cospicue somme, a raggiungere l’obiettivo di 50mila dollari entro il 19 gennaio 2015.





Una volta avuti i documenti relativi ad un’indagine di omicidio, ogni utente, iscrivendosi gratis alla piattaforma collaborativa, potrà dedicarsi ad un caso da solo, come un novello Sherlock Holmes, o insieme ad altri membri della comunità per suggerire ipotesi e piste alternative. Questa attività verrà organizzata e moderata consentendo ai partecipanti di giudicare le varie teorie con un sistema di voto interno. 

Tanti piccoli detective online riusciranno a fare chiarezza salvando degli innocenti? O aumenteranno soltanto la confusione? Intanto, siamo certi su quale sarà il primo dossier giudiziario che verrà sottoposto agli utenti di CrowdSolve. E’ quello di Hae Min Lee, naturalmente.

Fonte: LA STAMPA

domenica 28 dicembre 2014

KANO IL COMPUTER CHE SI MONTA COME UN LEGO

DIECI minuti e quindici secondi. È il tempo che abbiamo impiegato per montare un pc. Non uno qualsiasi, sia chiaro, si tratta di Kano, il computer che, come recita il suo slogan, "chiunque può costruire. Come un Lego". Frutto di un successo su Kickstarter, la piattaforma di crowdfunding, dove ha racimolato 1,2 milioni di dollari. Da poco è disponibile per il grande pubblico in quattro lingue: mandarino, inglese, spagnolo e arabo. Sono già ventimila i kit venduti sul sito, al
costo di 149,99 dollari l'uno. Con la promessa, non da poco, di rendere tecnologia e coding (tradotto semplificando con la parola programmazione) un gioco da ragazzi. Spiega a Repubblica.it Tancredi Trugenberger, 24enne italiano che si occupa della piattaforma web della startup: "Negli ultimi vent'anni il mondo high tech è diventato sempre più chiuso, non si ha precisa contezza delle componenti che, per esempio,
costituiscono i prodotti della Apple. Come gli altri. Vogliamo che la prossima generazione torni a comprendere che cosa succede dietro le quinte, che torni a essere creatrice e non solo fruitrice, che sia capace di scrivere Twitter, cinque, sei volte al giorno, e non di scrivere su Twitter".


FONTE: la repubblica.it

mercoledì 20 marzo 2013

A PINO TORINESE IL PLANETARIO 3D


Il 17 marzo a Pino torinese è stato inaugurato Infiniti.To il primo planetario 3D e super tecnologico d'Italia. Un sistema Digistar 5 con grafica computerizzata basata su dieci computer e due proiettori trasmettono immagini a 14 megapixel di pianeti e galassie sia del presente che del passato e del futuro.
Ripetuti appelli di molti ricercatori, primi fra tutti Margherita Hack, in passato hanno tentato di bloccarne la chiusura della struttura.
Il planetario e costato 770mila euro finanziati da Finmeccanica con Alenia, che ha versato per il 2012 50 mila euro, dalle fondazioni bancarie, prima fra tutte Compagnia di San Paolo, con 100 mila euro, la Regione, primo ente erogatore, 210 mila, la Provincia 15 mila; questo lavoro si trova all'interno del progetto di rilancio del Parco Astronomico fortemente voluto dall'assessore Michele Coppola dopo il "salvataggio" dell'Osservatorio lo scorso anno, a rischio chiusura causa tagli. "Il Planetario è uno dei poli scientifici di eccellenza del nostro paese  -  dice Coppola  -  per questo abbiamo confermato sin dall'inizio il nostro impegno economico attivandoci per conservare l'attività e sviluppare progetti futuri". A questi sono destinati altri 700mila euro stanziati dalla partnership Regione/San Paolo. Il Planetario, dopo sei stagioni marcia ora al ritmo di quasi 50mila visitatori l'anno.
Il Presidente della struttura, Attilio Ferrari, afferma: sarà possibile scoprire nuovi mondi, sorvolare pianeti osservando spettacoli 3D del terreno, seguire sonde spaziali e pianeti a spasso nel cosmo e ammirare un cielo notturno sempre più realistico.Le simulazioni della volta celeste vengono effettuate in base ai dati reali della Nasa, scaricati una volta al mese dai satelliti in orbita. "Ultime notizie dallo spazio  -  scherzano gli astronomi di Infini. To  -  Almeno quello conosciuto: un miliardo di galassie. Ne restano da scoprire 200 miliardi.
Oltre al planetario, Infini.to comprende il Museo dell'astronomia e dello spazio, l'unico in Italia interamente dedicato all'astrofisica e alla cosmologia, e lo storico Osservatorio astronomico, con i suoi quattro telescopi per l'osservazione del cielo e un prezioso patrimonio di strumenti antichi.Tra le novità, anche una proiezione storico-cinematografica della storia del pianeta Terra, che ripercorre il mito veritiero

martedì 12 marzo 2013

SCONTRO NELLO SPAZIO


il Center for Space Standards and Innovation di Colorado Springs ha reso noto che lo scorso gennaio il satellite russo blits è stato messo fuori uso da i detriti di un satellite cinese il Fengyun 1C, lanciato in orbita polare dalla Cina il 10 maggio 1999 e distrutto sempre dal paese del sol levante nel 2007 per un test missilistico anti-satellite.
Il nanosatellite Blits è stato lanciato in orbita polare dalla Russia il 17 settembre 2009. Il piccolo dispositivo, dal peso di circa 7,35 kg, è stato colpito il 22 gennaio da un rottame di 80 milligrammi di peso diventando anche egli un rottame ed ora ruota vorticosamente in una nuova orbita; ma solo dopo un mese è stato possibile stabilire cosa avesse effettivamente colpito il satellite russo.A dare prova dell’avvenuta collisione sono stati due scienziati russi, Vasiliy Yurasov e Andrey Nazarenko, i quali hanno osservato la significativa variazione dell’orbita e della velocità di Blits.
Nel 2007, quando i cinesi utilizzarono come bersaglio il proprio satellite meteo Fengyun 1C (che stava uscendo dall'operatività) in un test militare nacquero molte critiche in ambito scientifico proprio per il pericolo di diffusione di microdetriti orbitanti molto pericolosi per gli altri satelliti. Fatto che si è puntualmente verificato sei anni dopo. I cinesi a suo tempo avevano affermato che il test “era necessario come deterrente per dimostrare la capacità di colpire missili americani”.
Non è la prima volta che un satellite viene colpito da un detrito già nel 2009 ad esempio un satellite americano di telecomunicazioni venne messo ko da un satellite militare russo fuori servizio. Dalla collisione nacque una nuvola di altri detriti spaziali. Secondo la Nasa, intorno alla Terra orbitano almeno 500 mila detriti più grandi di una biglia. Ma i detriti di almeno 1 millimetro potrebbero essere addirittura centinaia di milioni. Le possibilità che questi oggetti precipitino su città e zone abitate è molto bassa, ma esiste. Per questo motivo scienziati ed agenzie spaziali stanno creando progetti per il recupero di questi oggetti.

martedì 5 marzo 2013

UBER e con un app prenoti il taxi.


E' sbarcato da pochissimo in Italia, a Milano per iniziare, UBER il servizio di taxi “di lusso” nato da una startup di San Francisco ma che oggi si trova in tutte le maggiori città del mondo.
A metà tra un noleggio di vettura con autista e il taxi UBER propone un servizio di traporto molto innovativo: attraverso lo smartphone puoi vedere qual'è l'auto libera più vicina e chi sarà il tuo autista, inoltre impostando il percorse che si desidera fare si può sapere in anticipo il costo finale.
Per diventare autisti di UBER bisogna superare alcune selezioni, prima di tutto si deve possedere una auto nuovo o non più vecchia di 5 anni, poi deve essere nera e di alta cilindrata come per esempio Mercedes Classe E o S, BMW serie 5 o 7, Audi A6 o A8 inoltre bisogna conoscere benissimo le strade essere cortesie gentili e parlare l'inglese.
Il servizio è sicuramente molto alto per questo motivo costa di più rispetto al taxi ma molto di meno rispetto ad un auto a noleggio con autista; ad esempio - come riporta Repubblica.it - "dai Navigli alla Stazione Centrale una corsa con Uber costa 30 euro. Con un taxi si spenderebbe però la metà. Tuttavia, prosegue il quotidiano online: "Per raggiungere gli aeroporti di Malpensa o Bergamo il prezzo è invece simile, sui 90 euro. Una corsa base parte da 5 euro e poi vanno aggiunti 1,70 o 0,75 euro a chilometro a seconda che la velocità sia superiore o meno ai 18 Km/h. Di base un taxi costa invece 3,20 più un euro a chilometro".
La scelta degli americani è ricaduta su Milano perché i milanesi sono clienti più vicini a quelli che ha già e la città è simile a quelle in cui opera. Inoltre grazie alla forte presenza di moda, editoria e sedi di aziende internazionali promette di essere molto ricettiva. Se andrà bene, entro l'anno il servizio potrebbe essere esteso a Roma, Firenze e Torino.

venerdì 1 marzo 2013

Le lune di Plutone


Vulcano e Cerbero. Sono questi i nomi che hanno vinto il sondaggio indetto dal SETI Institute per battezzare due delle cinque lune di Plutone nello specifico la P4 e la P5. Migliaia gli appassionati di astronomia che hanno risposto al sondaggio. Oltre a Vulcano e Cerbero c'eran altri 21 nomi tra cui scegliere, tutti o quasi legati alla mitologia greco-romana.come Persefone, Orfeo ed Euridice. Ogni votante poteva indicare due preferenze tante quante le lune da nominare. Come sanno gli appassionati di Star Trek, Vulcano (Il nome era stato proposto dall'attore William Shatner, che ha interpretato il capitano Kirk, alla guida della nave interstellare Enterprise nella prima serie del telefilm) era il nome del pianeta di Mr. Spock, vulcaniano dalle orecchie a punta interpretato da Leonard Nimoy. «Grazie a tutti quelli che hanno votato Vulcano», ha detto Shatner in un tweet. «Se la mia gente (i vulcaniani, ndr) fosse emotiva, direbbe di essere compiaciuta», ha ribattuto Nimoy in una email.



Per ora sono state individuate cinque lune che girano intorno a Plutone l'ex pianeta più lontano del Sistema solare (declassato da alcuni anni al rango di «pianeta nano») . La prima a essere scoperta è stata la più grande, Caronte, nel 1978. Altre due – Nix (Notte) e Idra – sono state osservate nel 2005 grazie al telescopio spaziale Hubble, che poi ha “visto” la P5 e la P4 nel 2011. Queste ultime sono anche le più piccole infatti misurano tra 20 e i 30 chilometri di diametro.


Non è detto però che saranno proprio Vulcano e Cerbero i nomi che saranno dati alle lune. Infatti, spetterà all'Unione astronomica internazionale (Uai) la nomina ufficiale. Mark Showalter, a capo del gruppo di ricercatori che ha scoperto le due piccole lune, ha dichiarato di sostenere il voto popolare di fronte all'Uai. Showalter, però, segnala un possibile rischio: già gli asteroidi la cui orbita passa vicino al Sole vengono chiamati vulcanoidi, e quindi potrebbe crearsi una confusione con la luna di Plutone. Anche il nome Cerbero è già stato utilizzato per un asteroide, ma - ritiene Showalter - magari è sufficiente chiamarlo con la K alla greca: Kerberos.


sabato 16 febbraio 2013

Rapporto sulla telefonia internazionale


Sono stati da poco resi noti i risultati di una ricerca fatta da TeleGeography che dimostrato come il traffico telefonico internazionale stia continuando a trasferirsi dalle linee tradizionali verso il VOIP: in particolare attraverso Skype che nel 2012 ha raggiunto la cifra di 167 miliardi di minuti di telefonate fatte nel comparto internazionale. Sempre secondo gli analisti di TeleGeography è in forte aumentol'intero traffico voce globale che avrebbe raggiunto nel 2012 un incremento del 5% rispetto all'anno precedente, anche se risulta in diminuzione se paragonato all'aumento del 9% nel 2011. La nota eclatante è che se si calcolasse il traffico Skype come se fosse tradizionale residenziale l'incremento del settore non sarebbe del 5% bensì del 13%. A dimostrazione del peso sull'intero segmento Skype ha aumentato il suo traffico nel 2012 del doppio della quantità di tutti gli operatori di telefonia internazionali messi assieme, acquistando così circa un terzo di tutto il traffico telefonico mondiale. Nello specifico il traffico voce e video di Skype è cresciuto del 44% nel 2012.

Il voip è il vero incubo degli operatori telefonici:"La pressione sugli operatori continuerà ad aumentare nei prossimi anni", sostiene l'analista Stephan Beckert di TeleGeography. "Sebbene Skype sia piuttosto conosciuto per la sua applicazione vocale, è lontano da essere l'unica sfida per la telefonia residenziale tradizionale. Anche Google (Talk e Voice), WeChat (Weixin), Viber, Nimbuzz, Line e KakaoTalk sono diventati popolari. Forse è Facebook ancor più pericoloso per le telco; recentemente ha aggiunto la funzione di chiamata gratuita alla sua applicazione di messaging".

venerdì 15 febbraio 2013

iWatch della Apple

Dopo aver rivoluzionato con iPod e iPad il mondo della musica e quello della telefonia, ora Apple si prepara a lanciare sul mercato iWatch, o almeno questo è quello che stanno scrivento molti giornali americani: dopo il New York Times e il Wall Street Journal, infatti adesso anche Bloomberg si lancia in una serie di indiscrezioni raccolte all'interno dell’azienda di Cupertino. La Apple durante la guida di Steve Jobs è sempre stata super-segreta ma recentemente sta lasciando filtrare fin troppe informazioni su ipotetici prodotti futuri.  
In passato la sesta generazione dei piccoli iPod nano realizzati da Apple erano stati utilizzati come primordiali orologi da polso da parte di ingegnosi terzisti che avevano proposto cinturini in plastica o in pelle, anche a cifre superiori ai cento dollari. L'idea deve aver attirato l'attenzione di Apple che sta cercando da tempo di trovare un nuovo prodotto da cavalcare.
La casa della Mela sta preparando un orologio intelligente basato sul sistema operativo iOs e in grado di adattarsi perfettamente alla forma del polso. Questo secondo particolare, spiega il New York Times, distinguerebbe il prodotto dai concorrenti già presenti sul mercato (come, ad esempio Pebble, presentato a inizio gennaio al CES di Las Vegas), è stato il chief tecnology officer della Corning Glass, società che realizza il vetro dell'iPhone, a confermare al Nyt di aver sviluppato una tecnologia in grado di avvolgere un oggetto cilindrico o un polso.
Una delle foto non ufficiali che girano su internet

Sulle altre cartteristiche per ora si può solo speculare per esempio è ancora tutto da capire se sarà incluso anche Siri (il sistema di controllo vocale), le mappe o i messaggi istantanei.

venerdì 6 luglio 2012

Accordo Google-Istituto Luce: 40 anni in un click

“Lo scrittore messicano Octavio Paz diceva: La memoria è un presente che non finisce mai di passare”. Così ha presentato Rodrigo Cipriani Foresio, in una conferenza stampa ospitata dal Ministero per i beni e le attività culturali, il recente accordo tra Google e l’Istituto Luce – Cinecittà.
Quasi 30.000 video,  (che tuttavia è ancora solo una parte dell'ingente quantità di materiale audiovisivo) sono ora su YouTube liberamente linkabili in un canale autonomo, una vera e propria banca dati di 40 anni di audiovisivo italiano che passa dai cinegiornali, ai reportage, ai servizi di attualità.
"Grazie a questo accordo contribuiremo attraverso la nostra piattaforma mondiale a preservare la cultura e la storia locale, in questo caso italiana” – ha dichiarato Carlo d’Asaro Biondo, presidente per l’area Seemea (Sud e Est Europa, Medio Oriente e Africa) di Google.
“Gli utenti di YouTube navigheranno in modo semplice all’interno di una mole così vasta di documenti storici, grazie ad apposite playlist tematiche” – ha spiegato Federica Tremolada responsabile partnership di YouTube in Italia – “la tutela del copyright è garantita dal Content ID, I cinefili di tutto il mondo potranno godere di questo archivio senza pagare un centesimo. Istituto Luce Cinecittà ricaverà dei guadagni dalla pubblicità inserita all’interno dei propri video su YouTube”